Com’è fatta una protesi d’anca

Non tutte le protesi d’anca sono uguali. Nella scelta di un impianto, il chirurgo valuta quello più adatto al paziente in base allo stadio della malattia, al livello di attività della persona, al peso, all'età e ad altri specifici legati all’osso.

Non tutte le protesi d’anca sono uguali. Nella scelta di un impianto, il chirurgo valuta quello più adatto al paziente in base allo stadio della malattia, al livello di attività della persona, al peso, all’età e ad altri specifici legati all’osso.

La scelta ricade su un ventaglio di opzioni che si differenziano per vari fattori: materiali, metodo di fissazione all’osso, geometria, invasività.

Per contro, a dispetto delle caratteristiche specifiche, ogni buon impianto di protesi d’anca dovrebbe:

  1. consentire attività e movimento normali;
  2. durare 15-20 anni o più;
  3. avere bassissimi tassi di complicanze meccaniche a breve e medio termine;
  4. consentire tecniche mini invasive ed adattarsi quanto più possibile alla morfologia desiderata.

Come si pratica un impianto di protesi dell’anca?

Il primo e imprescindibile “atto chirurgico” avviene fuori dalla sala operatoria, ed è la pianificazione computerizzata dell’impianto che andremo a impiantare. Questa procedura consente di conoscere in anticipo i parametri biomeccanici che bisogna ripristinare (lunghezza, offset femorale, affondamento ed altezza del cotile).

Semplificando, indipendentemente dalla via d’accesso scelta, una volta giunti all’articolazione la si incide e si lussa la testa del femore. Si pratica quindi una resezione a livello del collo del femore per eliminare la testa artrosica. Si passa quindi alla preparazione della coppa acetabolare e del suo inserto (l’incavo del bacino che normalmente accoglie la testa del femore) ed all’impianto della componente acetabolare della protesi (la coppa). Successivamente si passa a preparare il canale femorale per impiantare lo stelo protesico, a cui poi si collega la testina.

Gli impianti possono essere fissati all’osso sia tramite press-fit che tramite cementazione: ma qual è la differenza?

I primi impianti protesici venivano ancorati all’osso mediante interposizione di una sostanza “collante” in polimetil-metacrilato, il cosiddetto cemento da osso. Il cemento viene inserito nell’osso allo stato semiliquido, successivamente viene inserito lo stelo e si attende la polimerizzazione del cemento, che avviene in pochi minuti. I vantaggi sono che si raggiunge immediatamente l’ancoraggio definitivo dell’impianto, che le perdite ematiche intra-canalari sono azzerate, che non si generano stress sull’osso durante l’impianto. Tra gli svantaggi si ha una minor sopravvivenza a lungo termine. Gli impianti cementati sono indicati in pazienti osteoporotici o con corticali ossee sottili e canale midollare ampio.

I componenti dell’impianto di protesi d’anca

Un’articolazione dell’anca, naturalmente, si compone di due componenti principali: la testa del femore e l’acetabolo, ovvero la coppa del bacino che la accoglie. Durante un’artroplastica totale dell’anca vengono introdotte quattro parti per creare una nuova anca. Come menzionato nella descrizione (semplificata) di cui sopra della chirurgia di sostituzione dell’anca, i quattro componenti artificiali sono quattro, le seguenti.

Acetabolo

A forma di coppa, è costituito da titanio puro, leghe di titanio oppure da Tantalio. In gergo può essere definito “metal back”, ovvero il retro di metallo che si va ad integrare con l’osso naturale. Può essere emisferico puro, ad appiattimento polare, in alcuni casi ovale oppure realizzato su misura.

Inserto Acetabolare

È la porzione che viene alloggiata all’interno del metal back e rappresenta la superficie di contatto su cui scorrerà la testina femorale. Solitamente è in cross linked UHMW-PE (polietilene a peso molecolare ultra elevati cross-linkato), materiale con una buona elasticità e durata. Negli ultimi anni si stanno diffondendo i gli inserti in polietilene addizionato alla Vitamina E, un potente antiossidante, poiché si è visto che il consumo dell’inserto deriva SIA da un fattore meccanico di sfregamento SIA da uno stress chimico ossidativo. In alcuni casi l’inserto può essere in ceramica, in altri in metallo.

Stelo Femorale

La porzione che si inserisce all’interno del canale femorale e vi si ancora in maniera stabile. Ne esistono di varie dimensioni e forme, consentendo al chirurgo di scegliere quello più adatto alla specifica conformazione del suo paziente. Nella grande maggioranza dei casi sono composti di titanio.

Testa femorale

Si posiziona sullo stelo e si articola con l’inserto acetabolare. Solitamente composta da una speciale ceramica estremamente resistente e liscia, a volte può essere di metallo. Oltre al diametro si può sceglierne la lunghezza, permettendo al chirurgo di regolare in maniera millimetrica la lunghezza dell’arto a fine intervento.

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