Informazioni per il Ricovero

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Artrosi
dell'anca

L’artrosi dell’anca è una patologia degenerativa che interessa l’articolazione coxo-femorale nel suo complesso.

Displasia
dell'anca

La displasia dell’anca è una patologia nella quale l’articolazione dell’anca non è normalmente conformata nel suo insieme.

Artrosi
del ginocchio

L’artrosi del ginocchio è una patologia degenerativa che colpisce l’articolazione nel suo insieme.

Revisione
protesi del ginocchio

Le cause che portano al fallimento, e conseguentemente alla revisione chirurgica, di una protesi di ginocchio sono molteplici.

Lesioni
legamento del ginocchio

Traumi sportivi o stradali possono portare in alcuni casi al cedimento delle strutture legamentose.

F.A.Q.
domande frequenti

Sì, l’intervento può essere eseguito con la mutua presentando l’impegnativa rossa dell’SSN, oppure Privatamente sia come solvenza pura che come circuito assicurativo.

Dipende da numerosi fattori, primi fra tutti il tipo di intervento effettuato e le caratteristiche croniche del paziente, che sono antecedenti e slegate dall’intervento. Indicativamente, è ragionevole tornare a casa dopo 3-5 giorni, a patto di proseguire diligentemente e con costanza la riabilitazione.

Non esiste un limite di legge espresso precisamente in giornate. Tuttavia la legge proibisce la guida a chi non è in condizioni psicofisiche. Inoltre, l’assicurazione non coprirebbe in caso di tamponamenti. Solitamente consiglio ai miei pazienti di mettersi alla guida quando sono in grado di salire e scendere le scale senza l’uso di stampelle e senza dolore.

Anche in questo caso dipende molto dal tipo di lavoro. Un lavoro dirigenziale richiede una prestazione fisica di poco superiore allo stare a casa, pertanto è possibile tornare a lavorare anche dopo 15 giorni con le stampelle. Per i lavori che prevedano lo stare in piedi o il dover alzarsi frequentemente dalla sedia consiglio una prognosi di 60 giorni.

Qui entra in gioco l’età, il peso, la qualità dell’osso, lo sport praticato. Non è possibile dare una risposta generalista che sia valida un po’ per tutti. Sarò lieto di discuterne direttamente con te durante la visita. Indicativamente però le protesi di anca eseguite da specialisti nel settore raggiungono al 95% una sopravvivenza intorno a 20 anni, dopodiché è necessario revisionarle per sostituire solo l’inserto oppure le componenti. Per le protesi di ginocchio c’è più variabilità, legata al distretto anatomico ed ai diversi tipi di protesi, i dati generali sono leggermente inferiori ma con sopravvivenze anche superiori ai 20 anni in determinate patologie.

Le protesi si possono suddividere in due grosse categorie: quelle cementate e quelle non cementate. Le protesi cementate si fissano all’osso tramite l’interposizione di una sostanza acrilica, il cosiddetto cemento, e pertanto sono fatte di leghe complesse di acciaio chirurgico altamente resistenti alla corrosione. Le protesi non cementate sono fatte per la maggior parte da Titanio poroso, che si integra nell’osso permettendone la crescita all’interno dei suoi pori. Si può utilizzare il Tantalio con caratteristiche migliori di presa ed integrazione ma una maggior rigidità. Altri modelli hanno un rivestimento in idrossiapatite, la sostanza che compone la parte minerale dell’osso. Gli inserti che si interpongono tra le componenti della protesi sono generalmente in Polietilene ad alto peso molecolare, cross-linkato. Esistono varianti addizionate alla Vitamina E per resistere meglio all’ossidazione. In alternativa abbiamo inserti in metallo o ceramica delta.

Tendenzialmente sì. Una protesi correttamente impiantata resiste alle sollecitazioni muscolari ed al peso. Tuttavia va preso in considerazione il rischio di traumi, fratture, lussazioni a cui ci si espone se si praticano attività già di per sè rischiose come l’arrampicata sportiva, il combattimento, l’enduro…Non si può avere il controllo su tutto e quindi bisogna ponderare ed assumersi l’eventuale rischio aumentato correlato ad alcuni sport.

Dott. Michele Scelsi Chirurgo in Ortopedia e Traumatologia
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