Protesi del ginocchio completa e parziale: che cambia?

Sebbene possa sembrare allettante sottoporsi a “mezzo” intervento chirurgico rispetto a un intervento chirurgico “completo”, è importante comprendere le differenze tra una protesi del ginocchio monocompartimentale (parziale) e una protesi completa. Non è vero che “meno è meglio”: bensì esiste la protesi più adatta al caso specifico.

Il ginocchio è composto da tre comparti: interno (mediale), esterno (laterale) ed anteriore (femoro-rotuleo). Ognuno di questi comparti può essere rivestito singolarmente con una protesi definita monocompartimentale, oppure tutti e tre possono essere sostituiti con una protesi totale del ginocchio.

Protesi parziale del ginocchio

In passato, la sostituzione parziale del ginocchio era l’opzione chirurgica dedicata prevalentemente ai pazienti di età superiore ai 60 anni, normopeso, con legamenti perfettamente integri, buona articolarità pre intervento ed una leggera deformità.

Oggi, la procedura si esegue su pazienti più giovani che hanno dolore e altri sintomi localizzati solo o prevalentemente in una parte del ginocchio, anche sovrappeso. Poiché una sostituzione parziale del ginocchio è meno invasiva di un intervento totale, mediamente comporta un recupero più facile, più rapido, più completo e una maggiore soddisfazione del paziente rispetto a una sostituzione completa del ginocchio.

Il fatto di lasciare integri i legamenti crociati garantisce la cosiddetta “propriocezione”, ovvero quella sensazione di sentire il ginocchio come “proprio”. Un paragone che faccio spesso ai miei pazienti è quello che la protesi totale è simile a una dentiera, mentre la protesi monocompartimentale è simile all’impianto di un singolo dente. Tutte e due servono per riprendere la funzione masticatoria, tuttavia con la dentiera non si ha la completa sensazione di avere la propria bocca, e sebbene serva ed il paziente abbia migliorato la propria vita rispetto a prima, essa viene percepita comunque come un corpo estraneo.

Con la protesi monocompartimentale non si ha questo tipo di problema, dell’articolarità del ginocchio, e le sensazioni rimangono conservate, quello che viene eliminato è il dolore.

Le moderne protesi monocompartimentali hanno una sopravvivenza paragonabile a quella delle protesi totali, naturalmente dipende da caso a caso ma si possono superare i vent’anni. Quando una protesi parziale del ginocchio si usura, può essere convertita in una sostituzione completa del ginocchio con un eccellente grado di successo.

Protesi totale del ginocchio

Questa procedura è stata rivoluzionaria per l’ortopedia, dando a molti pazienti la possibilità di tornare a godersi la vita con impianti della durata media di circa vent’anni. Non è vero che la protesi monocompartimentale “è meglio” di quella completa: ogni ginocchio trae beneficio dalla protesi a lui più adatta. In casi di gravi deformità, deficit di estensione, oppure di flessione o di usura diffusa di tutti i comparti, i risultati migliori si hanno con una protesi totale.

Anche a dispetto di una fisioterapia di recupero un po’ più dura all’inizio, i pazienti che si sono sottoposti a sostituzione totale del ginocchio riferiscono una grande soddisfazione e beneficiano di una maggior differenza tra il prima ed il dopo l’intervento chirurgico.

In sintesi

Sia la sostituzione parziale che totale del ginocchio possono essere molto efficaci se eseguite sui pazienti “giusti”.

È importante discutere con il chirurgo i rischi e i benefici di ogni tipo di intervento chirurgico in modo che le aspettative siano in linea con la procedura cui si sceglie di sottoporsi. È altrettanto bene ricordare che entrambe queste procedure, comportando delle sostituzioni, prevedono un tempo di recupero durante il quale andranno seguite le restrizioni di attività suggerite dal chirurgo.

Nessuna procedura chirurgica è progettata per resistere all’infinito. Prendersi cura della propria sostituzione totale o parziale del ginocchio fornirà la massima longevità possibile dell’impianto.

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