Vacanze con la protesi: e il metal detector?

Se sei tra i tanti pazienti che hanno recentemente subito un intervento di protesi di anca o di ginocchio, e hanno completato con successo l’iter riabilitativo, quasi certamente stai anche aspettando con impazienza la vacanza imminente, finalmente con la consapevolezza che le tue articolazioni non metteranno a dura prova il divertimento, avendo smesso di far male. Altrettanto probabilmente, però, ti starai chiedendo: “Posso superare i controlli di sicurezza
dell’aeroporto con una protesi nel mio corpo?”

Nessun problema: migliaia di persone nel mondo vivono con una protesi e viaggiano tranquillamente.

Cosa fare per passare i controlli di sicurezza in aeroporto con una protesi

All’arrivo in aeroporto, al momento del regolare check-in, basterà comportarsi esattamente come si è sempre fatto in tutti i viaggi precedenti l’intervento chirurgico: mostrando il documento d’identità e la carta d’imbarco. In questa fase non è necessario annunciare la protesi.

La protesi va, invece, segnalata al momento di passare al metal detector, magari indicando la posizione in cui si trova l’impianto.
Ad ogni buon conto, avvisare della protesi è solo una norma precauzionale. Le moderne apparecchiature di sicurezza, negli aeroporti, sono programmate per riconoscere tutti i generi di impianti medici presenti in un corpo: viti, protesi, pacemaker, protesi dentali, etc e, di conseguenza, è improbabile che l’apparecchio possa esser messo in allarme dalla protesi, sia essa di anca o di ginocchio.

Non solo, c’è anche da considerare che le protesi di nuova generazione sono realizzate in materiali totalmente compatibili a superare i controlli aeroportuali senza “allertare” il metal detector. Tuttavia, non è raro che le autorità aeroportuali consiglino di viaggiare con un documento per scongiurare qualsiasi imbarazzante imprevisto.

Volare con una protesi: serve un certificato?

Per “provare” in aeroporto l’esistenza della protesi, come abbiamo appena visto, non è necessario alcun tipo di documentazione. Potrebbe comunque essere utile, per ogni evenienza, un semplice certificato medico prodotto dal medico di base, da esibire al check-in e al controllo di sicurezza. A corredo del documento non occorrono radiografie: basta un certificato medico “per tutti gli scopi consentiti” che indichi la posizione e la tipologia della protesi. Il certificato non sarà ritirato e resterà in possesso del viaggiatore.

In alternativa, è possibile richiedere al chirurgo ortopedico, o alla struttura in cui si è sostenuto l’intervento, il proprio passaporto protesico.

Il passaporto protesico

Il passaporto protesico è un documento molto utile da tenere con sé assieme ai propri documenti di identità non solo in occasione di viaggi. Ancorché, come abbiamo visto, sia le protesi che i moderni sistemi di rilevamento dei metalli siano oggi più che raffinati, non è tuttavia escluso che possa capitare che la protesi attivi il metal detector di una banca o un negozio, per esempio.

Questo documento riporta, oltre ai dati anagrafici del paziente, tutte le informazioni rilevanti circa l’impianto: data dell’intervento, numero, lotto e modello della protesi utilizzata e, chiaramente, il lato (o i lati) del corpo interessato dall’operazione.

In caso di viaggiatori assidui, converrebbe richiedere il rilascio del passaporto anche in lingua inglese, per facilitarne la comprensione durante i soggiorni all’estero.

L’utilità del passaporto non si limita a questo: il documento potrebbe risultare essenziale nel malaugurato caso di un incidente o una caduta che comportino improvvise ripercussioni sulla protesi. Grazie al passaporto, infatti, qualsiasi struttura sanitaria e specialista saranno immediatamente e correttamente edotti circa i dati tecnici della protesi e potranno, alla bisogna, intervenire nella massima sicurezza. Questo è ancor più vero se si considera che non tutti i paesi del mondo hanno approvato gli stessi protocolli e impianti e che, pertanto, non tutte le protesi sono perfettamente conosciute da tutti gli specialisti.

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